Il Signore è la mia speranza
Nella pagina di oggi, il Maestro Gesù vincola la
guarigione dei ciechi alla loro fede, come a dire: ciò che voi chiedete si
verificherà solo se la vostra fede sarà cristallina e forte... Riflettiamo sul
miracolo, allora. Quante volte chiediamo a Dio un intervento, una guarigione,
un aiuto in un momento difficile di un rapporto affettivo, quante volte chi
chiede ha una fede fragile, un po' – diciamo – opportunista, che si rivolge a
Dio solo nel momento del bisogno... Cos'è, allora, il miracolo? Un intervento
di Dio per sanare una situazione errata che – in fondo in fondo – è causa sua?
Un corrompere benevolmente un Dio onnipotente distratto e insensibile? Perché,
dunque, assistiamo a così pochi miracoli? Perché troppe volte la nostra
preghiera non viene esaudita? Il Dio a cui ci rivolgiamo è un Dio
compassionevole, che sa ciò di cui abbiamo bisogno: non ci stiamo rivolgendo a
un despota da corrompere, ma ad un Padre che, a un figlio che gli chiede del
pane, non gli dà certo una serpe! Se Dio non ci esaudisce è forse perché ciò
che noi reputiamo essere nostro assoluto bisogno, non è la principale cosa di
cui veramente necessitiamo. La seconda chiave di interpretazione ce la offre
Gesù in persona: forse Dio non ci esaudisce perché la nostra fede è fragile e
demotivata, il miracolo non avviene perché la mia fede è piccola, non quella di
Dio. Il miracolo, insomma, nel Vangelo riveste un'importanza relativa,
funzionale: è un segno che ci svela la presenza del Regno, un cartello
indicatore indirizzato verso un'altra dimensione. Il rischio – già presente nel
Vangelo – è invece fermarsi al miracolo: l'importante è che io sia esaudito,
poi chi mi esaudisce non importa... Attenti a non essere più ciechi dei ciechi
del Vangelo di oggi, a spalancare lo sguardo per vedere i tanti miracoli con
cui Dio riempie le nostre giornate, la bellezza, la generosità, la libertà che
riempie il nostro cuore. Il più grande dei miracoli è – davvero – accorgersi
del Dio che viene.
Prega
Guarisci la nostra incredulità, Signore, guarisci la
nostra poca fede, la nostra bramosia di vederci esauditi senza metterci in
gioco, la nostra superficialità che non vede un Padre che ci ama, ma un potente
da convincere.
Marana thà, vieni
Signore Gesù!

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